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I pazienti accusano mal di testa, vertigini e in alcuni casi deliri, sintomi dei colpi di calore. A pagare il prezzo piu’ alto sono poveri e anziani, inconsapevoli dei rischi che possono essere fatali se non curati. E anche nei bilanci, il loro numero e’ sottostimato visto che non sempre si recano in ospedale per morire. Vittime si registrano anche nel vicino Stato di Telangana, dove altre 340 hanno perso la vita, con temperature fino a 48 gradi, nello Stato orientale dell’Orissa, con 43 vittime, e altre 13 nel vicino bengala Occidentale. La causa dei decessi, secondo gli esperti, e’ da ricercare nell’improvvisa ondata di calore seguita ai mesi umidi di febbraio e marzo che hanno mantenuto le temperature basse. L’aumentata domanda di elettricita’ per l’aria condizionata ha portato a interruzioni di corrente in alcune parti della capitale, peggiorando la situazione. Le autorita’ hanno ordinato l’installazione di condizionatori nei rifugi per i senza tetto. Al momento le previsioni non danno sollievo, con poche speranze che la situazione meteo possa migliorare a breve nel nord dell’India, dove venti caldi e secchi hanno aggravato la situazione. L’arrivo dei monsoni nel Kerala, a sud, e’ previsto per il 30 maggio ma ci vorranno settimane perche’ giunga a dare refrigerio nelle aride pianure.Solo quasi 1.500 i morti in India per l’eccezionale ondata di calore che ha colpito il Paese asiatico, che ha fatto registrare il maggior numero di vittime per il caldo degli ultimi 20 anni. Lo Stato piu’ colpito e’ l’Andhra Pradesh, dove si sono raggiunti i 47 gradi e 1.020 morti dal 18 maggio. Ed e’ allarme negli ospedali dove i medici cercando di fronteggiare l’emergenza, ma “le corsie sono completamente piene”, ha riferito J V Subbarao, dottore al Rajiv Gandhi Institute for Medical Sciences, che non ha “mai visto qualcosa del genere, con cosi’ tante persone che arrivano gia’ decedute”.
I pazienti accusano mal di testa, vertigini e in alcuni casi deliri, sintomi dei colpi di calore. A pagare il prezzo piu’ alto sono poveri e anziani, inconsapevoli dei rischi che possono essere fatali se non curati. E anche nei bilanci, il loro numero e’ sottostimato visto che non sempre si recano in ospedale per morire. Vittime si registrano anche nel vicino Stato di Telangana, dove altre 340 hanno perso la vita, con temperature fino a 48 gradi, nello Stato orientale dell’Orissa, con 43 vittime, e altre 13 nel vicino bengala Occidentale. La causa dei decessi, secondo gli esperti, e’ da ricercare nell’improvvisa ondata di calore seguita ai mesi umidi di febbraio e marzo che hanno mantenuto le temperature basse. L’aumentata domanda di elettricita’ per l’aria condizionata ha portato a interruzioni di corrente in alcune parti della capitale, peggiorando la situazione. Le autorita’ hanno ordinato l’installazione di condizionatori nei rifugi per i senza tetto. Al momento le previsioni non danno sollievo, con poche speranze che la situazione meteo possa migliorare a breve nel nord dell’India, dove venti caldi e secchi hanno aggravato la situazione. L’arrivo dei monsoni nel Kerala, a sud, e’ previsto per il 30 maggio ma ci vorranno settimane perche’ giunga a dare refrigerio nelle aride pianure.

Negli stati dell’India orientale, dove l’umidità relativa è decisamente più elevata che nel Pakistan o nel Rajasthan (luoghi dove in questo periodo dell’anno si possono superare con una certa facilità i +50.0°C), queste temperature così elevate, sommandosi a tassi di umidità superiori al 40-50 %, arrivano a far percepire all’organismo umano temperature sui +60°C (il valore percepito dal corpo, da non confondere con la temperatura reale). Si tratta di una situazione davvero estremo che purtroppo, come confermano report delle autorità sanitarie indiane, ha determinato numerosi decessi, soprattutto fra gli anziani e i soggetti affetti da patologie respiratorie o malnutrizione. Purtroppo, fino ad oggi, questa ondata di calore davvero estrema ha cagionato la morte di almeno 1200 persone, ma il numero secondo le autorità sanitarie indiane potrebbe essere solo provvisorio, e rischia di salire ulteriormente nei prossimi giorni.
Gli stati maggiormente colpiti sono quelli di Andhra Pradesh e del vicino Telangana dove sarebbero morte fino a 1000 persone. Altre vittime sono registrate anche nel Bengala Occidentale e nello stato dell’Orissa. In sostanza questa gigantesca “heat wave” sta coinvolgendo decine di milioni di cittadini indiani, dagli stati settentrionali a quelli dell’ovest, passando per l’Andhra Pradesh e il Bengala occidentale, incluse le aree più popolose del paese asiatico. Nei giorni scorsi la temperatura massima nella capitale indiana, Nuova Delhi, ha sfondato la soglia dei +44.5°C (108.7° F), mentre in alcuni quartieri della metropoli la colonnina di mercurio ha sforato i +45°C +46°C, rendendo il clima davvero irrespirabile.
In quei giorni una temperatura massima di ben +45.4°C è stata registrata nella città di Jharsuguda, dove si sono segnalati 12 decessi per il caldo estremo. Ma il picco di questa sorprendente quanto micidiale ondata di calore si è raggiunto a cavallo del 23 e 24 Maggio, quando nella città di Allahabad il termometro ha sfondato i +47°C all’ombra. Il giorno più caldo in assoluto è stato il 24 Maggio 2015 quando a Khammam la massima definitiva nelle 24 ore si è portata oltre il muro dei fatidici +48°C all’ombra, stabilendo la temperatura massima più elevata registrata sul territorio indiano dall’inizio di questa brutale onda di calore pre-monsonica. Lo stesso giorno, mentre Khammam sfondava i +48°C, in alcune località montane come Mussoorie, situata 2.010 metri sul livello del mare, sono stati misurati ben +36°C.
Si tratta di valori davvero eccezionali che mettono in evidenza la portata eccezionale dell’onda di calore che indugia da giorni su gran parte del sub-continente indiano e nel vicino Pakistan. Ma molto probabilmente la fase di picco di questa brutale ondata di calore entro il weekend verrà archiviata. Ormai siamo giunti all’apice del caldo pre-monsonico che interessa l’intera area indo-pakistana, soprattutto nel settore interno pakistano, dove il sole prossimo allo “Zenit”(raggi solari perpendicolari sulla linea dell’orizzonte durante le ore centrali del giorno), il prevalente regime anticiclonico in quota, la debole ventilazione e l’aria molto secca nei bassi strati inaspriscono notevolmente la gran calura, trasformando queste aree in autentici forni a cielo aperto.
Nei giorni scorsi diverse località hanno sfondato il muro dei +48°C +49°C, avvicinandosi pericolosamente ai fatidici+50°C all’ombra, anche per merito dell’azione di intense “Subsidenze atmosferiche”indotte dal possente regime anticiclonico sub-tropicale. Al contempo il flusso dell’umido “Monsone di SO”, in fase di sviluppo sul mar Arabico a largo delle coste della Somalia, sarà destinato ad intensificarsi ulteriormente, visto che l’intenso riscaldamento dell’area indo-pakistana agevolerà un significativo calo dei valori barici a suolo, favorendo la formazione della vasta depressione termica fra il Pakistan centro-meridionale ed il nord dell’India, con valori che scendono sotto i 994 hpa fra il Punjab e le pianure del Gange.
In più il transito del “getto sub-tropicale” in quota, sopra il bordo settentrionale della grande onda semi/permanente di calore insistente sulla regione indo-pakistana (nei medi e bassi strati), agevola la formazione dell’attività “termoconvettiva” sui rilievi del nord dell’Afghanistan, del Pakistan, sull’Himalaya occidentale e sull’altopiano tibetano interno, dove si sviluppano degli annuvolamenti cumuliformi che nelle ore serali e notturne produrranno delle piogge, rovesci e pure dei temporali anche di forte intensità.
L’assenza di figure bariche dinamiche stabilizzanti sarà sinonimo di una terza decade di Maggio instabile, soprattutto sulle regioni centro-settentrionali, con lo sviluppo quasi quotidiano di rovesci e intensi temporali di calore pomeridiani. Specie lungo la dorsale appenninica e l’area alpina e prealpina, dove i temporali che si origineranno nelle ore centrali del giorno, gonfiandosi ulteriormente, tenderanno a sconfinare sulle aree pedemontane, interessando con piogge e improvvisi acquazzoni pure le sottostanti pianure. A tratti i fenomeni temporaleschi, in particolare fra oggi e il pomeriggio di domani, assumeranno forte intensità, dando luogo a locali nubifragi e occasionali grandinate, specie nelle zone interne dell’Appennino settentrionale e sulle zone pedemontane del nord Italia, con chicchi di piccole e medie dimensioni, accompagnati da una intensa attività elettrica e tuoni veramente fragorosi.
Tutto per merito dell’intenso “gradiente termico verticale” (forti contrasti termici in seno alla colonna d’aria) lasciato in eredità dalla depressione che si è appena isolata fra la Corsica e il Tirreno settentrionale. Quest’ultima andando alla deriva verso il Tirreno centrale e le regioni centro-meridionali, pur iniziando a colmarsi, renderà la colonna d’aria piuttosto instabile, favorendo lo sviluppo di un diffuso “forcing”convettivo (correnti ascensionali piuttosto intense) su buona parte delle nostre regioni. Purtroppo anche durante il weekend la presenza di una moderata curvatura ciclonica delle correnti e di un nucleo di aria fredda di vecchio origini polari marittime in quota manterrà in vita le condizioni ideali all’attività “termoconvettiva” sui rilievi e sulle aree interne delle regioni settentrionali e centrali, favorendo lo sviluppo di grosse “Cellule temporalesche”e locali sistemi convettivi “Multicellulari”, composti dall’unione di più “Celle convettive”aggregate fra di loro nella fase di espansione e maturazione.
I temporali che vedremo in azione in questi giorni, fra le Alpi e i rilievi della dorsale appenninica, avranno quasi tutti una chiara origine termica. Questo tipo di temporali, associati all’instabilità dell’aria (e non a fronti specifici o perturbazioni veramente organizzate), si formano frequentemente nella stagione calda, fra la primavera (a cominciare dal mese di Aprile), l’estate e la prima parte della stagione autunnale, nelle regioni dove l’innesco dei moti convettivi (correnti ascendenti) è agevolato da estese calme orizzontali delle masse d’aria e dall‘intensa e prolungata insolazione diurna. Quando un’area piuttosto umida viene esposta al lungo ad un forte riscaldamento, indotto dalla forte insolazione, l’aria umida preesistente presso il suolo tende ad ascendere verso l’alto, sviluppando dei cumuli piuttosto elevati, dall’aspetto torreggiante.
In pratica l’intenso riscaldamento del suolo può formare delle grosse bolle d’aria più calda, rispetto a quella circostante, che tendono a salire verso l’alto andandosi a raffreddare negli strati superiori e condensando gran parte del vapore acqueo in esse contenuto. Si vengono così a creare le cosiddette “termiche“, intense correnti ascensionali che si espandono verso gli strati più alti della troposfera, anche sopra i 10-12 km alle nostre latitudini (a quote ben più alte sui tropici e all’equatore). Durante la giornata, il movimento ascendente delle masse d’aria, legato alle “termiche“, e l’instabilità atmosferica aumentano in modo sensibile. Tale situazione favorisce l’addensamento di masse cumuliformi, le parti superiori si innalzano sempre più, mentre le basi si anneriscono.