ilMeteo.it

Entrate e scoprite le ultime news del "ilMeteo.it"

Meteo Giornale

Entrate e scoprite le ultime news di "meteogiornale.it"

Meteo.it

Entrate e scoprite le ultime news del "meteo.it"

Meteoareonautica

Entrate e scoprite le ultime news di "meteoareonautica"

3BMeteo

Entrate e scoprite le ultime news di "3bmeteo"

Meteociel

Entrate e scoprite le ultime news di "Meteociel"

Visualizzazione post con etichetta bollenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bollenti. Mostra tutti i post

venerdì 7 agosto 2015

Temperature in ulteriore aumento: è un'altra giornata "bollente"

Il maxi esodo d'inizio agosto è iniziato. Milioni d'italiani, e non, si stanno riversando in strada diretti verso le splendide località di villeggiatura. Ferie programmate da tempo, senza sapere quali sarebbero state le condizioni meteorologiche attuali. Ovviamente si sperava nel sole e nel caldo e diciamo che le consegne sono state rispettate. Ciò che preoccupa è il troppo caldo, perché le temperature hanno preso l'ascensore dirigendosi ad altissima quota. Anche oggi, ad esempio, sarà un'altra giornata rovente.
Le regioni più calde, lo si è scritto prima, saranno quelle del Nord Italia, le tirreniche e la Sardegna. Sull'Isola i termometri potrebbero raggiungere 40°C, mentre nelle maggiori città che si affacciano sul Tirreno - specie al Centro Nord - la colonnina di mercurio si arresterà soltanto dopo aver raggiunto picchi di 38°C. Al Nord, segnatamente in Val Padana, si raggiungeranno punte di 36-37°C in Emilia Romagna e in Veneto.
A peggiorare le cose dobbiamo considerare le isole di calore cittadine - cemento e asfalto non aiutano - e l'umidità. Umidità che si farà sentire anche sulle coste e che renderà il caldo "afoso". Percepiremo più gradi di quanti effettivamente apparsi sui termometri, insomma ci sembrerà che faccia più caldo.
Al Sud e in Sicilia andrà leggermente meglio, ma certo non mancheranno anche qui sortite oltre 35°C. C'è da dire che sui monti dell'Appennino meridionale scoppieranno temporali pomeridiani, i più intensi dei quali dovrebbero concentrarsi tra Calabria e Sicilia. Qualche acquazzone riuscirà ad estendersi verso le aree centrali appenniniche, quindi verso Lazio, Abruzzo, Molise, Umbria, sud delle Marche e Toscana meridionale. Altri ancora coinvolgeranno le Alpi ma dal tardo pomeriggio. Entro sera avremo comunque una generale attenuazione della fenomenologia e il caldo - spesso afoso - riprenderà a farsi sentire.
Fonte: meteogiornale

giovedì 26 marzo 2015

Clima BOLLENTE: troppe sentenze definitive!

Il clima si scalda. Ok, ma per quanto? Non certo all'infinito. Credo che gli scienziati conoscano il concetto di feedback, cioè di retroazione. Ogni azione gradualmente dà origine ad un'azione uguale e contraria. Un modo come un altro per dire che glaciazioni e fasi miti continueranno a caratterizzare il clima della Terra anche se questa dovesse riempirsi di altri 5 miliardi di persone.

Solo sbalzi termici medi superiori ai 3°C porterebbero al momento condizioni di vita peggiori di quelle in cui stiamo vivendo. Si tratta di valori che difficilmente si raggiungeranno nei prossimi 20-30 anni. Dunque angosciare la popolazione è assolutamente inutile. Abbiamo già tanti problemi con cui doverci confrontare ogni giorno. La nostra priorità rispetto all'ambiente resta quella di tutelare la nostra salute attraverso un'attenta politica energetica e di intelligente pianificazione urbana a favore del verde, per respirare meglio e combattere il cancro, che miete molte più vittime del riscaldamento globale in tutto il mondo.

C'è anche un meccanismo naturale che regola la presenza di anidride carbonica in atmosfera. La tettonica a placche è il meccanismo di smaltimento dell'anidride carbonina in eccesso: è così da sempre, solo che si parla pochissimo dei metodi naturali con cui il Sistema Terra si sbarazza di ciò che considera nocivo.

Partiamo dalla pioggia, in cui è disciolta dell'anidride disciolta. Questa entra in contatto con le rocce superficiali: si forma carbonato di calcio e silice. Con il processo erosivo, i minerali finiscono nel fiume e poi al mare, dove finiscono sul fondo. Lungo le fosse oceaniche la crosta terrestre viene sepolta per tornare nelle profondità del mantello allo stato fuso.

E’ un meccanismo per svuotare l’oceano dai sedimenti, il carbonato torna ai suoi componenti principali tra cui l’anidride che viene riemessa dai vulcani. C’è troppa anidride? Si innalza la temperatura? Aumenta l’evaporazione, aumentano le piogge, si concretizza un processo di erosione, riecco l'oceano, l'anidride diminuisce.

Molti scienziati vorrebbero arrestarsi ad una concentrazione di 420ppm ma per farlo dovrebbero accadere cose straordinarie. Nel 2030 sarebbe un'utopia pensare di tornare ad immettere sei miliardi di tonnellate di C02 l'anno.

Per raggiungere questo obiettivo gli States dovrebbero tagliare le proprie emissioni del 70 per cento entro la fine del secolo; per carità è vero che grazie all'impegno della Cina, si è raggiunta per la prima volta una certa stazionarietà nella salita delle concentrazioni, ma chi ci dice che un ulteriore rialzo naturale delle temperature non vanifichi a breve questo sforzo? La CO2 è sempre salita quando il clima ha deciso di alzare l'asticella della temperatura. Inquinare meno è sempre una grande notizia, ma lo è soprattutto per l'uomo, in questo caso per i cinesi, non tanto per il clima.

Fare qualcosa per inquinare meno è certamente doveroso ed è  bello sapere ad esempio che in Toscana dai campi geotermici di Larderello, Travale e Amiata si ottiene attorno al 30% del fabbisogno elettrico regionale, con significative e positive ricadute energetiche ai fini del riscaldamento di abitazioni e di impianti industriali e fa altrettanto piacere sapere che all'Elba il comune di Marciana sta mettendo in opera il cavo necessario per l’immissione nella rete nazionale dell’elettricità prodotta da un impianto sommerso che genera energia dal moto ondoso.
Però non bisogna illudersi di poter controllare il clima e di avere un impatto così importante sulle dinamiche atmosferiche. Inquiniamo meno per NOI. Quanto al clima ricordiamoci che il sole dovrebbe entrare a breve in una fase di relativo "torpore", caratterizzato da uno scarsissima presenza di macchie: questo si potrebbe avere una grande rilevanza sull'atmosfera nell'arco di 10 o 20 anni, ma questo sembra non interessare quasi nessuno.
Fonte: meteolive

venerdì 13 giugno 2014

L’elenco delle località più “bollenti” della Terra, ecco dove la colonnina di mercurio può puntare ai primi +54°C della storia

Nel nostro pianeta solo alcune aree ristrette del Pakistan meridionale, in particolare i canyon stretti fra Pakistan occidentale e l’Iran sud-orientale, nel Belucistan, e in una zona del Kuwait, vicino la località di Sulaibya, che nel Luglio del 2012 tocco i+53.6°C all’ombra, stabilendo il nuovo record assoluto di caldo dell’intero continente asiatico, si possono registrare temperature eccezionalmente estreme, di oltre i +52°C +53°C all’ombra. Ma finora in nessuna di queste aree è stata archiviata una massima estrema di +53.9°C, come nella “Death Valley”, che tuttora rappresenta il record assoluto di caldo mondiale. Difatti, finora, in nessuna località del pianeta è stata mai registrata una temperatura cosi estrema. Per la sua particolare conformazione morfologica la “Death Valley” è l’unica area della Terra dove si possono presentare tutte le potenzialità necessarie per sfondare il fatidico muro dei +54°C all’ombra, tondi tondi. La “Death Valley” è una estesa depressione, lunga più 225 chilometri e larga in media 40 chilometri, che si estende fra il deserto interno della California e in piccola parte sul confinante stato del Nevada.
L'ambiente inospitale offerto dalla "Death Valley", il luogo più bollente del pianeta
L’ambiente inospitale offerto dalla “Death Valley”, il luogo più bollente del pianeta
Data la particolare orografia chiusa questa depressione è il punto più “rovente” del nostro pianeta, dove per varie volte, durante il periodo estivo, con il sole si avvicina allo “Zenit” (raggi solari quasi perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno), è possibile sfondare il muro dei +50°C all’ombra durante il periodo estivo, quando l‘intensa e prolungata insolazione diurna (cieli costantemente sereni o poco nuvolosi) unita ai bassissimi tassi di umidità relativa (5-6 %) riscaldano sensibilmente il terreno desertico, completamente spoglio di vegetazione arborea in vasti tratti (solo in inverno e in primavera, quando si verificano brevi rovesci di pioggia, la superficie desertica rifiorisce per pochi giorni), trasformando l‘area in una sorta di grande “forno“ naturale che irradia un calore veramente infernale e insopportabile. Non per caso gli viene attribuito il nome di “Death Valley”. Proprio per questo motivo durante l’estate, a causa delle elevatissime temperature diurne, non si può circolare di giorno all‘interno della “Death Valley“. Le ore consigliate per arrivarci sono nel tardo pomeriggio, dalle 17:00 – 18:00 PM in poi, e nella prime ore del mattino, dalle 04:00 alle 10:00 AM. Il muro dei +53.9°C all’ombra nella “Death Valley”, che tuttora rappresenta l’attuale record di caldo mondiale, nonché la temperatura più elevata mai registrata sulla Terra da una stazione meteorologica ufficiale,  è stato toccato in più occasioni, fra il Luglio del 1960 e il Luglio del 2005. Più precisamente il 18 Luglio 1960 una temperatura massima di ben +53.9°C venne registrata dalla stazione di Greenland Ranch, ubicata a -59.1 metri, nella “Death Valley”, nello stato della California.
La "Death Valley"
La “Death Valley”
Successivamente i +53.9°C vennero nuovamente archiviati a Furnace Creek Visitor Center, all’interno della “Death Valley”, rispettivamente il 17 Luglio 1998, il 19 Luglio 2005 ed il 6 Luglio 2007. I dati sono eloquenti, tutti a favore della grande depressione dell’arido deserto californiano. Ma ciò non toglie che non vi siano al mondo altre località, magari ancora sconosciute, data la vastità di territori non coperti da stazioni meteorologiche funzionanti attive 24 ore su 24, che possano vantare le stesse potenzialità termiche. Nel Luglio del 2012, un po’ a sorpresa, Sulaibya, nel deserto del Kuwait, con una sorprendente temperatura massima di +53.6°C, aveva riscritto una nuova pagina di storia della climatologia mondiale, avvicinandosi e minacciando da vicino il record assoluto di caldo mondiale, di +53.9°C, detenuto dalla “Death Valley”. A scanso di equivoci abbiamo il dovere di sottolineare come il nuovo record assoluto di caldo per l’Asiastabilito martedì 31 Luglio 2012 da Sulaibya sia da considerare valido e attendibile, dato che la stazione della località kuwaitiana, come confermato anche dal servizio meteorologico del Kuwait e dallo stesso tecnico tedesco che garantisce una costante manutenzione (in diversi paesi del golfo vengono utilizzati tecnici stranieri, in genere europei, per il collaudo delle stazioni meteo), è a norma WMO, differentemente da tante altre stazioni in Africa e Asia.
Desert- Farhzad to MesrLa stazione quindi non ha difetti e funziona molto bene. Più che altro, per spiegare un dato cosi estremo, bisogna andare a vedere la particolarità del territorio e del microclima che caratterizza la località kuwaitiana, che spesso vanta delle performance davvero uniche. Difatti, come ci spiega il climatologo Maximilliano Herrera, principale esperto di estremi termici mondiali, “quello di Sulaibya è un caso particolare, dove è possibile raggiungere dei picchi di caldo cosi estremi, degni da “Death Valley“, in determinate situazioni, come quella che si è venuta a creare il 31 Luglio 2012”. L’area attorno Sulaibya è circondata dalle alte dune del deserto interno kuwaitiano, che spesso vengono alterate a spostate dalle forti tempeste di sabbia prodotte dallo “Shamal”, il “torrido” e impetuoso vento nord-occidentale che domina tutto l’anno, soprattutto d’estate, su buona parte dei deserti di Iraq, Kuwait e nord dell’Arabia Saudita, spirando a tratti anche in maniera forte e burrascosa. In pratica le dune di sabbia circostanti, molto alte, riescono a creare una situazione particolare, schermando l’area da ogni interferenza più fresca proveniente dall’esterno (brezze termiche di mare che salgono dal golfo Persico). Ciò spiega perché in determinate giornate Sulaibya è in grado di far registrare temperature massime talmente estreme, da sfondare il muro dei +53°C.
Paesaggio del deserto kuwaitiano
Paesaggio del deserto kuwaitiano
Dopo i picchi di +50°C toccati nel Pakistan meridionale, nei prossimi giorni il muro dei+50°C si potrebbe battere nei paesi del Medio Oriente, fra Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e nel sud Iran. Proprio fra la fine di Giugno e Luglio, l’immensa onda di calore semi-permanente che stagna sopra l’area indo-pakistana (isoterme sui +30°C +32°C a 850 hpa) comincia a spostarsi e traslare verso ovest non appena, da sud, il flusso dell’umido “Monsone di SO” si spinge fino agli stati nord dell’India occidentale e del Pakistan meridionale. La salita, verso latitudini più settentrionali, dei più umidi e temperati venti marittimi monsonici, fin sulle aride regioni dell’India occidentale del Pakistan meridionali, con sconfinamenti fino all’area desertica del Rajasthan, in sostanza contribuisce a spingere e a far arretrare verso est, in direzione dell’Iran meridionale e dell’Iraq, la vasta bolla di aria molto calda e secca, insistente durante il periodo primaverile sull’area indo-pakistana. Il predominio dell’anticiclone sub-tropicale permanente, legato alla circolazione della “Cella di Hadley”, che sposta il proprio baricentro dalla penisola Arabica verso l’area del Medio Oriente e le vaste distese steppiche dell‘Asia centrale. In concomitanza con la risalita verso nord, tra i 25° N e i 35° N, dell’estesa cintura anticiclonica sub-tropicale, annessa alla “Cella di Hadley”, anche il ramo principale del “getto sub-tropicale” è costretto a transitare a latitudini ancora più elevate, tra l’Europa e l’Asia centro-settentrionale, con un andamento spesso molto ondulato.
9693313_sourceL’assenza del passaggio del ramo del “getto sub-tropicale” favorisce una persistenza dei regimi anticiclonico dinamici in quota, con il conseguente accumulo di masse d’aria molto calde e secche, d’estrazione sub-tropicale continentale, sopra le vaste distese desertiche dell’area medio-orientale. L’aria calda e molto secca, in assenza di una ventilazione significativa nella libera troposfera, ristagna fino alla media troposfera, favorendo un contemporaneo innalzamento dei geopotenziali che tendono a lambire valori elevatissimi in quota (indice di forte stabilità atmosferica che rende i cieli sereni). Alla quota di 850 hpa, tra l’area pakistana e i deserti del Medio Oriente, in questo periodo dell’anno si possono osservare isoterme di +32°C +33°C, nei casi più estremi sono evidenti anche termiche di +35°C +36°C. Tutto questo accumulo di calore, fino alla media atmosfera, dopo settimane e mesi di prolungato dominio anticiclonico con aria molto secca, origina un ulteriore surriscaldamento delle masse d’aria presenti nei bassi strati, indotto anche dai fenomeni di “Subsidenza atmosferica” (correnti discendenti che comprimono l‘aria nei bassi strati, scaldandola e deumidificandola ulteriormente) tipici dei regimi anticiclonici dinamici, ben strutturati nell‘alta troposfera. Se a ciò poi aggiungiamo la continua insolazione diurna su vastissime distese desertiche, vista la totale serenità dei cieli, e la presenza di aria secchissima in prossimità del suolo, è normale poi che i deserti del Medio Oriente si trasformano in autentici forni a cielo aperto, dove diventa veramente difficile sopravvivere se non si è addestrati o abituati a simili condizioni climatiche cosi estreme.
Font6e: meteoweb