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sabato 28 febbraio 2015

L’affascinante quanto misterioso fenomeno delle “onde di ghiaccio”, scopriamo come si generano

La forte ondata di gelo che recentemente ha colpito il Canada orientale e il nord-est degli Stati Uniti continua ad avere pesanti ripercussioni. Le temperature estremamente basse, sotto il punto di congelamento per diversi giorni, stanno anche ghiacciando molti laghi, fiumi, e le acque interne di baie e porti lungo le coste canadesi orientali. Persino davanti le coste del Maine e del Massachusetts le temperature scese sotto la soglia dei -10°C -15°C hanno generato un sottile strato di ghiaccio nuovo che sta arrecando non pochi disagi alla navigazione marittima, e non solo. In questi giorni anche il tratto di oceano attorno l’isola di Nantucket, 48 km a sud di capo Cod, poco a largo delle coste del Massachusetts, si è temporaneamente ghiacciato, tanto da originare pure l’affascinante quanto misterioso fenomeno delle “onde di ghiaccio”.
Nantucket (4)In questo caso il fotografo e surfista Jonathan Nimerfroh si è trovato di fronte ad “onde semi-ghiacciate”, perfettamente modellate dall’azione del vento e del gelo, che hanno contribuito a produrre l’affascinante quanto rarissimo fenomeno naturale. A differenza delle grandi “onde di ghiaccio” comparse negli inverni scorsi, fra il Canada, l’Alaska e le coste della Siberia orientale, dove si sono generati dei veri e propri muri di ghiaccio alti fino a più di 4-5 metri, in questo caso il fenomeno (fortunatamente) non ha assunto dimensioni talmente significative da arrecare danni a cose e persone. Sulle “onde di ghiaccio”, o “onde congelate”, recentemente si è acceso un interessante dibattito scientifico. Molti glaciologhi sostengono che non basta una temperatura estremamente bassa, sotto il punto di congelamento, per fare congelare le onde. Erin Pettit, glaciologo dell’University of Alaska, sostiene di “ non aver mai visto onde congelare in questo modo. In Alaska non è il ghiaccio a congelare le onde, semmai sono le onde a rompere il ghiaccio marino “.
ice-wave3Negli anni passati il fenomeno, in condizioni meteorologiche analoghe a quelle viste di recente negli States, si era già più volte osservato sui grandi specchi lacustri canadesi. Il caso più eclatante è stato quello osservato sulle coste della Siberia orientale durante lo scorso inverno, nel mese di Gennaio. Una gigantesca “onda di ghiaccio”, alta sui 8-9 metri, si era formata sulla costa del mare dei Čukči. L’imponente muro di ghiaccio, che avanzava dal mare dei Čukči era stato osservato dagli abitanti del villaggio di Čukčo. Un boato molto forte aveva accompagnato lo spostamento dell’”onda di ghiaccio” alta 9 metri e lunga diversi chilometri. Questo muro di ghiaccio si era poi abbattuto sulla costa della Čukotka, colpendo un’area scarsamente popolata e arrestando la sua devastante corsa ad una decina di metri dalla costa, senza mettere in pericolo gli abitanti dei villaggi di Inchun e di Uelen.
extra_0724_IceburgTsunamiQuell’imponente “onda di ghiaccio”, la più grande mai osservata e documentata finora sulla Terra, si era formata a seguito del soffio di forti venti di tempesta, che dalla Calotta Artica spiravano in direzione del mare dei Čukči. A questo si è poi sommato l’effetto dell’alta marea e le temperature gelidissime dell’aria, scese abbondantemente sotto il punto di congelamento. L’azione combinata, fra forti venti, maree e aria molto gelida, ha favorito la comparsa e l’accumulo di questa impressionante massa di ghiaccio che si è poi propagata in direzione della costa siberiana, senza arrecare danni ai villaggi limitrofi lambiti dall’impatto di questo muro di ghiaccio.
Fonte: meteoweb
o-ICE-WAVES-facebook

mercoledì 5 marzo 2014

ALPI SEPPELLITE: La grande neve di Macugnaga. VIDEO e FOTO MERAVIGLIOSI!




Le Alpi sono state colpite da pesanti e ripetute nevicate, nel corso di questa stagione invernale, con quantitativi di neve impressionanti che hanno superato perfino quelli abbondantissimi della stagione 2008-09, almeno sulle Alpi Centro Orientali.
Di fatto, è dal 1951 che non si verificava un inverno così ricco di neve sull’Arco Alpino.
Il Video mostra la situazione a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa, al 02 di Marzo.
Fonte: Freddofili

lunedì 24 febbraio 2014

SVIZZERA: al sud delle Alpi mai tanta NEVE da oltre mezzo secolo!

A sud delle Alpi l'inverno che sta per terminare non è stato solo il più umido dall'inizio delle misurazioni(1864), ma anche quello caratterizzato da più neve dopo l'eccezionale inverno 1950-51. Località come San Bernardino e Campo Blenio non hanno mai visto tanta neve.

In controtendenza (e non potrebbe essere altrimenti in simili circostanze), il nord delle Alpi, con città come Basilea che ha mai visto la neve in tutto l'inverno, e Berna e Zurigo dove i fiocchi si sono visti solo sporadicamente.
In Svizzera le temperature sono risultate ben 2.5°C al di sopra della media stagionale. A Coira e Bad Ragaz è stato addirittura registrato l'inverno più caldo dal 1864. A Basilea la temperatura massima giornaliera è sempre stata positiva.
Foto: meteolive

domenica 23 febbraio 2014

Guardate quanta NEVE sulle ALPI - Foto Mozzafiato!! da vedere assolutamente...

Diciamo che raramente nel corso degli anni le Alpi si trovano ad esser soggette a copiose nevicate come quelle di quest'anno. In genere quando vengono a verificarsi condizioni di questo genere, gran parte della nostra Penisola è soggetta a una mitezza di tipo primaverile/autunnale.
 Ecco alcune fotografie  che mostrano  degli scenari davvero entusiasmanti.


Tonale
Nord

Meraviglia
Fonte: meteoportaleitalia

venerdì 21 febbraio 2014

GELO FOLLE in arrivo negli States entro la prossima settimana

Per molte delle località poste sui settori centrali ed orientali degli Stati Uniti d'America, l'annata invernale 2013-2014, verrà ricordata a lungo. L'inverno ha picchiato duro, proponendo su vaste aree del paese, delle eccezionali fasi di freddo e neve. Un freddo definito aggressivo e brutale persino dagli stessi abitanti di queste località, messi duramente alla prova da temperature che spesso sono riuscite a spingersi al di sotto della soglia dei -20 gradi centigradi. Temperature assai rigide che associate alla presenza di forte vento, hanno accentuato ancor di più la sensazione di gelo sulla pelle.

Il filmino già visto, che sembra adesso ripetersi proprio sul finire di febbraio, quando gli stati centrali ed orientali potrebbero essere interessati da una nuova devastante ondata di gelo e neve, con una nuova potenziale situazione di emergenza su diversi stati centro-orientali del Paese, comprese ovviamente le aree della East Coast. 

La previsione è ancora piuttosto lontana ma i valori di gelo stimati dai modelli sono estremamente severi: 
le temperature alla quota di 500hpa potrebbero scendere sino a -50°Cmentre quelli posti alla quota di 850hpa potrebbero toccare i -35°C. Secondo le previsioni attuali il nocciolo duro del freddo potrebbe riguardare i settori interni centro-orientali degli Stati Uniti, mentre la East Coast potrebbe essere risparmiata dal record delle temperature più rigide in assoluto. Secondo le previsioni attuali, il record di freddo potrebbe riguardare l'Illinois, il Wisconsin e gli stati limitrofi.

Si tratta di temperature assolutamente eccezionali, che poco hanno da spartire con i valori termici caratteristici anche delle irruzioni di gelo più intense e durature. Un simile evento di freddo alle medie latitudini trova risposta solo in una vera e propria migrazione del vortice Polare che dai settori canadesi si porterà per la seconda volta della stagione, al di sopra degli Stati Uniti.

giovedì 20 febbraio 2014

Sulle Alpi si manifesta l’affascinante fenomeno della “neve rossa”, ecco perchè la polvere desertica sahariana invade i cieli italiani

L’ennesima rimonta d’aria molto mite, d’estrazione sub-tropicale continentale, che in queste ore sta risalendo l’Italia, oltre a mantenere il clima insolitamente tiepido su gran parte delle nostre regioni, sta anche contribuendo a sospingere verso i cieli italiani un immensa nuvola di polvere desertica sahariana. Difatti, nelle ultime 24 ore, in seno al flusso d’aria molto mite e umida d’estrazione sub-tropicale continentale, in risalita dall’entroterra desertico algerino, si è inserita una vasta nuvola di pulviscolo desertico che dalla regione del Grande Erg orientale (cuore del deserto sabbioso dell’Algeria orientale) si è mossa fin verso l’Italia settentrionale e le Alpi, dando luogo all’affascinante fenomeno della “neve rossa”caduta nella giornata di ieri su diversi passi alpini.  Le nuvole di polvere provenienti dal Sahara tendono ad invadere le regioni italiane quando sull’entroterra nord-africano, fra l’area del Maghreb e la Tunisia e la Libia, si vengono a strutturare delle circolazioni depressionarie autonome, in progressiva evoluzione in “CUT-OFF”, meglio inquadrate dalla “depressione algerina”: una delle principali figure bariche che condiziona, a volte anche in maniera pesante, il tempo sul bacino centrale del Mediterraneo e sull’Italia.
0150La “depressione algerina” si forma ogni volta che aria fredda e piuttosto umida di origine atlantica riesce a penetrare nel cuore dell’Africa nord-occidentale, tra l’entroterra desertico del Marocco e dell’Algeria, situazione che capita di frequente quando l’anticiclone oceanico (alta pressione delle Azzorre) decide di estendere un promontorio verso le alte latitudini, in pieno oceano. Essa si sviluppa allorquando masse d’aria fredde e umide, di estrazione oceanica, che scivolano da NO o N-NO, lungo il bordo orientale dell’anticiclone delle Azzorre, riuscendo a penetrare fino sull’entroterra algerino, in pieno deserto sahariano, dalla costa marocchina, intrufolandosi a sud della catena montuosa dell’Atlante. Qui le masse d’aria umide atlantiche interagiscono rapidamente con l’aria calda e molto secca preesistente in loco, innescando una complessa circolazione a gomito, a sud dell’Atlante algerino, la quale, dopo essersi intensificata, tende a chiudersi ai piedi della già citata catena montuosa, generando un minimo barico secondario nei bassi strati, sottovento ai rilievi (per questo si parla anche di minimo orografico).
0444L’area di bassa pressione una volta formata tende ad approfondirsi, venendo a sua volta alimentata dalle umide e fresche correnti oceaniche che riescono a penetrare fino al cuore del Sahara algerino, con venti da NO e O-NO che entrano dalla costa atlantica marocchina. Solitamente, quando abbiamo un forte “getto”in quota, con una direttrice principale da O-NO e NO, il minimo barico orografico si forma sulla vasta regione del Maghreb, al confine tra il Marocco e l’Algeria occidentale, a sud dell’alto Atlante e della catena dell’Atlante sahariano, tra le città di Bechar, Ain-Sefra, Ghardaia e Touggourt. L’area di bassa pressione solitamente porta severe ondate di maltempo tra Marocco e Algeria, con piogge e spesso anche intense manifestazioni temporalesche, specie nella stagione autunnale. Una volta formata la“depressione algerina” tenderà a richiamare dall’entroterra desertico libico intense correnti meridionali da Sud e SE, pronte a risalire il basso Mediterraneo ed i mari italiani, mentre l’inasprimento del “gradiente barico orizzontale” indotto dallo stesso processo ciclogenetico algerino determina un sensibile rinforzo della ventilazione occidentale sul bordo meridionale della giovane area depressionaria che amplifica il flusso d’origine atlantica che entra dalla costa marocchina.
SaharaSe il vortice depressionario si approfondisce rapidamente, con un minimo barico al suolo che scende sotto i 1000 hpa, il fitto “gradiente barico” prodotto sul Sahara algerino, alla base della circolazione depressionaria, va ad attivare una forte ventilazione occidentale, in genere con venti molto intensi da O-SO e Ovest (raffiche fino a 70-80 km/h), che spazza l’intero entroterra desertico algerino, specie la regione dei grandi Erg occidentali (dove sono presenti le grandi dune di sabbia del Sahara), causando delle estese tempeste di sabbia, meglio note con il termine di “Haboob”. Gli “Haboob” quando battono il deserto sabbioso sono in grado di  sollevare per aria ingenti quantità di sabbia molto fine e pulviscolo desertico fatto turbinare dalle intense raffiche di vento. Le particelle di polvere e pulviscolo più leggere vengono sollevate a quote particolarmente elevate, sopra i 3000-4000 metri. Raggiungendo tali quote queste nubi di pulviscolo vengono a loro volta agganciate dai sostenuti venti meridionali dominanti lungo il lato anteriore (quello orientale) della circolazione depressionaria nord-africana, i quali tenderanno a spingerle verso l’area mediterranea e l’Italia, in seno alla “Warm Conveyor Belt” (l’enorme sistema nuvoloso che risale davanti il fronte freddo avanzante nel settore pre-frontale di una circolazione depressionaria), costituita da masse d’aria calde e molto secche, d’estrazione sub-tropicale continentale, che tendono a sollevarsi rapidamente, senza permettere di caricarsi di umidità durante il transito sul “mare Nostrum” (ciò comporta una nuvolosità prevalentemente medio-alta costituita da altostrati, altocumuli, cirrostrati).
Ma lo sviluppo delle nubi di polvere va attribuita anche all’avvezione di vorticità positiva (associata alla ciclogenesi algerina) che si viene ad originare sul versante meridionale dell’Atlante Telliano. Essa produce intense correnti ascensionali capaci di aspirare ingenti quantità di polvere e pulviscolo dall’entroterra desertico algerino, alcune volta persino dal deserto libico e cirenaico. Spesso queste “nuvole di polvere”, muovendosi verso nord in direzione del Mediterraneo, invadono i nostri cieli dando alla coltre celeste quell’aspetto fosco e rossastro. Se accompagnate alle precipitazioni il loro effetto è ancora più visibile visto che aggregandosi agli altri nuclei di condensazione, già presenti all’interno delle nubi, raggiungono il suolo sotto forma di gocce di pioggia sporche, che ricoprono di fanghiglia ogni oggetto ubicato all’aperto. Nei mesi estivi, invece, le nuvole di polvere che interessano il Mediterraneo vengono sollevate dai sostenuti venti orientali che spazzano tutta l’area del Sahara, sul settore a nord della linea dell’ITCZ (“fronte di convergenza intertropicale”) attestata sull’Africa sub-sahariana.
03In genere queste particelle di polvere, molto leggere e sottili, una volta agganciate dalle correnti ascensionali che si originano nell’area poco a nord dell’ITCZ (dove l’attività convettiva è molto forte), tendono a salire di quota aggirando dal bordo meridionale e occidentale il possente anticiclone sub-tropicale libico-algerino, che in quel periodo dispone i propri massimi barici al suolo ed in quota sull’entroterra desertico algerino, a sud della catena montuosa dell‘Atlante. Quando il promontorio anticiclonico nord-africano si protende sul mar Mediterraneo queste nuvole di pulviscolo risalgono dal suo bordo occidentale per raggiungere la Spagna, il “mare Nostrum” o l’Italia, dove il loro passaggio in quota contribuisce a velare i cieli o a dargli quell’aspetto lattiginoso da tutti osservato. Va anche detto che le nuvole di pulviscolo che interessano il Mediterraneo e l’Europa meridionale non hanno nulla a che vedere, come estensione e durata, con quelle ciclicamente espulse dai venti di “Harmattan” (il corrispondente dell’Aliseo di NE sopra l’area sahariana), dal Sahara occidentale verso l’oceano Atlantico, dove ogni anno vanno a depositarsi ingentissimi quantitativi di polvere desertica. Basti pensare che nel mese di Giugno del 2007 dai deserti del Sahara occidentale era stata espulsa una enorme nuvola di polvere che è stata in grado di offuscare i cieli sopra l’Atlantico tropicale per svariati giorni, contribuendo a raffreddare le acque superficiali oceaniche, con un conseguente rallentamento dell’attività degli uragani e delle tempeste tropicali.
Fonte: meteoweb

domenica 16 febbraio 2014

Immagini incredibili dalle Alpi: rifugi, alberi e seggiovie sepolti da metri e metri di neve [FOTO]

Sono davvero incredibili le immagini che ci arrivano in queste ore dalle Alpi, letteralmente seppellite dalla neve: dopo il reportage da fiaba dalla Valtellina, adesso pubblichiamo una gallery dalla zona di Pian dei Fiacconi, sulla Marmolada, a 2.633 metri di altitudine sul livello del mare, dove al suolo si misurano più di 6 metri di neve. Il rifugio di Pian dei Fiacconi è stato completamente sommerso dalla coltre bianca, e gli appassionati della zona lo stanno liberando come possiamo osservare nelle foto. Anche la seggiovia è praticamente sparita sotto una coltre nevosa da record! Significative anche le immagini degli alberi sepolti sotto la neve. E pensare che la situazione nivometrica, invece, è drammatica sull’Appennino
(Fonte. meteoweb)

domenica 9 febbraio 2014

Nuvola o UFO? Guardate cosa è successo a Montreal!


A volte l'atmosfera ci regala dei fenomeni incredibili, al limite del soprannaturale! Guardate questo video, sembra di essere in un film con gli alieni che stanno per invadere la terra!


Allerta Meteo, lunedì e martedì da incubo: altra “bomba” di maltempo, si rischia una grande alluvione

Sta arrivando sull’Italia l’atteso ciclone Stephanie che dall’oceano Atlantico si muove in queste ore verso Portogallo e Spagna per poi raggiungere domattina il nostro Paese: sarà un inizio settimana da incubo con piogge alluvionali su gran parte del centro/nord, ed è alto il rischio che si possa verificare un altro disastro idrogeologico, stavolta anche peggiore rispetto a quello della settimana scorsa a causa del susseguirsi di fenomeni meteorologici sempre più eccezionali. In questo 2014, infatti, sono già stati battuti tutti i record nivometrici sulle Alpi e pluviometrici al centro/nord, record che verranno però ulteriormente ritoccati nei prossimi giorni a causa di questo ciclone che sta arrivando inesorabile.
Per l’Italia avremo due giorni di maltempo impetuoso: lunedì 10 e martedì 11 febbraio. I fenomeni perturbati colpiranno dapprima il nord/ovest, per poi estendersi a tutto il nord, alle Regioni centrali tirreniche e infine martedì in modo più blando al sud. Nelle Regioni meridionali, dopotutto, questo ciclone arriverà soltanto marginalmente, senza fenomeni particolarmente estremi. Anzi, domani avremo un forte vento di scirocco che farà impennare le temperature su valori straordinariamente miti, ben oltre i +20°C in Calabria e Sicilia dove già oggi alcune località stanno sfiorando questo valore climatico decisamente anomalo per il periodo e più caratteristico della primavera. Al nord, invece, farà molto più freddo, soprattutto al nord/ovest dove la neve cadrà fino a bassa quota, con accumuli significativi dai 300 metri in sù tra Piemonte e Liguria. Localmente potrebbe nevicare anche più in basso, al punto che a Torino ci attendiamo un’imbiancata. Quota neve più alta sulle Alpi centro/orientali, ma comunque nevicherà oltre i 600-700 metri di quota, mentre sull’Appennino tosco/emiliano la “dama bianca” cadrà solo dai 1.400 metri in sù, e sull’Appennino centrale solo oltre i 1.700 metri. Situazione particolarmente preoccupante per le Alpi già seppellite da una coltre nevosa eccezionale, che avranno un altro incredibile carico nevoso.
Ma a preoccupare più di ogni altra cosa è la situazione idrogeologica in 6 RegioniLiguria,ToscanaEmilia RomagnaVenetoFriuli Venezia Giulia e Lazio. A causa delle piogge torrenziali con picchi di oltre 200mm in 24h, si verificheranno nuove frane e smottamenti che potranno provocare danni e disagi ma, soprattutto, andranno nuovamente in piena tutti i corsi d’acqua (già gonfi), che martedì 11potrebbero esondare in più punti soprattutto alnord/est, in Emilia Romagna e Toscana, e nel Lazio. Le mappe che pubblichiamo a corredo dell’articolo sono eloquenti: si rischia una grande alluvione a causa di quest’ennesima “bomba” di maltempo, che sta arrivando prima della possibile “svolta” che dopo metà mese potrebbe portare gelo e neve a bassa quota in tutt’Italia

(Fonte: meteoweb)

mercoledì 5 febbraio 2014

Cos’è il gelicidio, il terribile fenomeno (provocato dal caldo) che ha messo in ginocchio la Slovenia

Nei giorni scorsi, tra venerdì 31 gennaio e lunedì 3 febbraio, il terribile fenomeno de lgelicidio ha letteralmente messo in ginocchio la Slovenia, come abbiamo già illustrato nei giorni scorsi in questo reportage fotografico e in un aggiornamento di ieri sera. La situazione è ancora critica, e i disagi dureranno a lungo in quanto sono stati distrutti dal ghiaccio 30km di elettrodotti e centinaia di migliaia di persone sono ancora senza corrente elettrica.
Osservando le fotografie relative a questo catastrofico evento che s’è verificato a un passo dal confine con l’Italia, in tanti ci hanno chiesto che razza di temperature si debbano essere raggiunte nella vicina Slovenia per provocare un simile disastro. In realtà il gelicidio è un fenomeno provocato dal caldo, tanto che a Postumia – una delle località più colpite – nei giorni in cui s’è verificato, le temperature massime hanno sempre raggiunto gli 0°C e le minime non sono scese sotto i -2°C. Apparentemente potrebbe sembrare una stranezza, a fronte di aspettative di -20°C o oltre… In realtà il gelicidio consiste proprio in questo: andiamo a scoprire cos’è questo fenomeno così tanto pericoloso e raro che, però, può capitare anche in Italia.
COS’E’ IL GELICIDIO - Il gelicidio è una precipitazione ghiacciata ben differente da neve e grandine: si tratta proprio letteralmente di pioggia congelata, tanto che in inglese si dice freezing rain. E’ provocato dal fenomeno della sopraffusione, cioè la presenza di strati d’aria calda in quota mentre al suolo fa ancora freddo. Nei giorni scorsi in Slovenia è stato provocato dallo scirocco che ha portato temperature fino a +5°C in montagna (sotto la pioggia) mentre a valle il cuscinetto freddo manteneva le temperature sotto lo zero. Così nell’atmosfera i fiocchi di neve si sciolgono alle alte quote dove trovano l’aria calda e diventano pioggia, ma poi quando stanno per toccare il suolo si congelano nuovamente perché le temperature ai bassi strati rimangono fredde e localmente sottozero. Il gelicidio quando arriva al suolo forma uno strato di ghiaccio trasparente, omogeneo, liscio e molto scivoloso, racchiudendo i rami degli alberi, gli arbusti, gli steli dell’erba, i cavi elettrici all’interno di un involucro assai duro di acqua cristallizzata e trasparente.
Questo fenomeno è molto frequente in Europa centro/settentrionale e negli Stati Uniti d’America, dove i rimescolamenti d’aria sono molto frequenti e proprio con il fenomeno del gelicidio si formano le “ice storm“, le tempeste di ghiaccio che sono tra i fenomeni meteorologici più devastanti del mondo. Ma può verificarsi anche in Italia, soprattutto nella Pianura padana e nelle conche e valli interne dell’Appennino centro/settentrionale. Molto molto più raro al sud.
Il gelicidio, a causa del peso del ghiaccio, è un fenomeno molto pericoloso e causa numerosi disservizi dato che può provocare la caduta di rami anche di grande spessore nonché la rottura di cavi elettrici, con conseguente interruzione dell’illuminazione pubblica, problemi alle comunicazioni telefoniche e alla circolazione per il fondo stradale scivoloso.
Il gelicidio non deve esser confuso con la brina che si deposita lentamente per condensazione sulle superfici esterne quando, in assenza di ventilazione e con umidità relativa dell’aria molto elevata, perdono calore di notte fino a raggiungere 0°C, e neppure la galaverna che si verifica, con temperature inferiori a 0°C quando minuscole goccioline di acqua esistenti nell’aria si solidificano intorno al suolo o sulla vegetazione formando un rivestimento che è però opaco (per la presenza di aria), biancastro ed assai fragile. Nel gelicidio invece l’involucro di ghiaccio cristallizzato è perfettamente trasparente, perché non contiene aria. In presenza di vento forte, il rivestimento intorno alle superfici segue la direzione del vento, cosicché si formano talora, specialmente intorno ai tralicci di metallo ed ai fusti delle piante, delle specie di lame di ghiaccio biancastre, irregolari e dentellate, larghe anche 20 centimetri e più; il fenomeno si chiama calabrosa.
(Fonte: Meteo Web)

martedì 4 febbraio 2014

Il gennaio più meteo-folle: a Roma 270millimetri di pioggia. Sella Nevea, 5 metri di neve. E temperature minime più alte di 5 gradi

Tanta, anzi, tantissima pioggia. Poca neve. E temperature al di sopra della media. Secondo  Edoardo Ferrara, il mese appena trascorso è stato caratterizzato da una netta predominanza delle correnti atlantiche sull'Italia, molto umide ma piuttosto miti, con nessuna ondata di freddo rilevante fatta eccezione per un'unica modesta irruzione tra il 25 ed il 28 Gennaio.
Numerose perturbazioni atlantiche si sono susseguite sul nostro Paese, non solo mantenendo le temperature minime elevate per mancanza di irraggiamento notturno indotto dalla copertura nuvolosa, ma anzi richiamando in modo frequente miti venti di Scirocco o Libeccio con ulteriore innalzamento delle temperature, specie al Centrosud. Così, il mese di gennaio ha chiuso con temperature ben al di sopra della media, risultando tra i più caldi degli ultimi decenni.
Piovosità eccezionale Le temperature sono risultate sopra la media sia nelle massime che nelle minime; quest'ultime in particolare presentano le anomalie maggiori. Per quanto riguarda il Nord ritroviamo scarti con la media delle minime di +4/+5°C, valori notevoli considerando che siamo su base mensile; massime sopra le medie complessivamente di 1/2°C al Nordovest, fino a 3/4°C al Nordest. Anche passando al Centrosud riscontriamo anomalie molto significative, per quanto lievemente smorzate rispetto al Nord, con minime mediamente superiori alla norma di 3/4°C, massime di 2/3°C. Per quanto riguarda le Isole gli scarti termici scendono a +1/+2°C per quanto concerne le minime, +2/+3°C per quanto riguarda le massime. Va sottolineato che queste anomalie sono mediate su macroaree e non tengono conto delle realtà micro-climatiche locali: ad esempio la media delle minime di Gennaio per Firenze supera di 5°C la norma.
Il continuo passaggio di perturbazioni ha altresì determinato precipitazioni notevolmente superiori alle medie di Gennaio soprattutto al Centronord e sui versanti tirrenici. Al Nord è piovuto fino al 200/300% in più del normale, con accumuli complessivi localmente superiori ai 400mm. In Liguria è stato il Gennaio più piovoso della storia recente, battendo anche il precedente record del 1996. A Roma sono caduti fino a 270mm in cinque giorni, più che triplicando la media mensile di Gennaio. Va tuttavia segnalato che vi sono aree del basso versante adriatico dove invece è piovuto meno del normale, spesso per sbarramento appenninico alle correnti umide provenienti da Ovest, in particolare sul barese. Notevoli quantità di neve sono cadute sulle Alpi, mediamente oltre i 1200-1500m, con accumuli che non si registravano dagli anni 70, creando situazioni anche di emergenza in particolare sul comparto centro-orientale. A Sella Nevea, sul Friuli Venezia Giulia, si registrano oltre 5 metri e mezzo di neve al di sopra dei 1800m.
Mese autunnale, non invernaleDi fatto, per anomalie di temperature e quantità di precipitazioni, questo Gennaio si è comportato a tutti gli effetti come mese autunnale, con neve abbondante sulle Alpi, scarsa sull'Appennino e picchi pluviometrici tipici di Ottobre-Novembre; nessuna nevicata rilevante in pianura, se non a tratti tra Emilia Romagna, Lombardia sudoccidentale, Piemonte ed entroterra ligure.
(Fonte: ilsole24ore)