
Nei giorni scorsi una sequenza sismica ha interessato la città di Reggio Calabria, con28 scosse di terremoto in poche ore tra sabato pomeriggio e domenica mattina. Lo sciame, al momento, sembra essersi arrestato ma gli addetti ai lavori rimangono vigili, perchè la zona è ad alto rischio ed è costantemente monitorata. Le scosse sono state deboli: la più intensa, infatti, è stata di magnitudo 2.9, ma l’epicentro proprio nel centro cittadino ha fatto sì che la popolazione riuscisse ad avvertite in modo sensibile anche le scosse più lievi.
Per approfondire l’argomento, di grande attualità in questo periodo, abbiamo intervistato Carlo Tansi, grande esperto dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dell’I.R.P.I. (Research Institute for Geo-Hydrological Protection). Tansi ci ha spiegato innanzitutto che “un terremoto è un scuotimento del terreno dovuto al movimento di fratture – chiamate faglie – che attraversano la superficie terrestre“, e che “secondo la “Teoria della tettonica a placche, i continenti non sono fermi ma si muovono e costituiscono un insieme di placche rigide che “galleggiano” su un orizzonte plastico. I continenti possono avvicinarsi o allontanarsi reciprocamente. Lungo i limiti di contatto tra i continenti le rocce si rompono. Le rotture avvengono lungo fratture chiamate faglie, lunghe decine e decine di chilometri e profonde generalmente fino a 15-20 km. La Calabria è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa che si stanno avvicinando velocità media di circa 7 millimetri/anno: in altre parole la Calabria è “schiacciata” dalla grande morsa costituita dalla placca africana a sud e dalla placca europea” (vedi immagine accanto).
(Fonte: meteoweb)